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giovedì 16 maggio 2013

Trail rosa

Un’amicizia tutta al femminile, una passione in comune ed un’impresa ai limiti della follia sono stati gli ingredienti che hanno portato otto atlete spezzine a cimentarsi in una delle gare più dure del panorama del trail nazionale, l’”Abbots Way”, quest’anno giunta alla sua sesta edizione: una competizione a staffetta (… ma c’è anche qualche temerario che la affronta in solitaria…) che si snoda lungo i centoventicinque chilometri che uniscono Pontremoli a Bobbio. L’incredibile risultato del neonato ”Alpstation Sarzana Trail Team” è stato un fantastico secondo posto nella classifica generale femminile, con un tempo finale di ventuno ore e nove minuti, che la dice lunga sulle mille difficoltà affrontate dalle runners locali nella loro fatica. Le protagoniste di questa fantastica cavalcata sono Sara Nucera, istruttrice sportiva spezzina, Patrizia Tornaboni, architetto sarzanese, la spezzina Barbara Pilloni, “professione mamma”, Elisa Angelinelli, medico arcolano e Caterina Pagano, odontoiatra della Val di Vara, coadiuvate e supportate dal team di assistenza formato dalle sarzanesi Emma Durston, impiegata ed Annalisa Rolla, barista e da Michela Priori, impiegata in una cooperativa della Val di Vara. Menzione d’onore, citazione personale e complimenti a tutte, anche per il coraggio dimostrato nel voler partecipare ad una gara ai limiti dell’impossibile, conseguendo oltretutto un gran bel piazzamento.

sabato 11 maggio 2013

Il coraggio di arrivare in fondo

A volte il nostro sport ti riserva sorprese sgradevoli ed inattese, mentre in altre circostanze la corsa racconta storie da immagazzinare nella memoria e raccontare alla prima occasione utile. Domenica scorsa, durante la Mare-Monti-Mare, probabilmente ho vissuto entrambe queste situazioni, in una giornata funestata dal maltempo che ha caratterizzato una gara già, di per sé, discretamente difficile da interpretare. Penso che sia onesto segnalare l’ottimo piazzamento di Khalid Gaout, undicesimo al traguardo tra gli uomini, la prestazione di Ewa Kobrym, splendida tredicesima nella classifica femminile ed il bel terzo posto di Paolo Callo tra gli over-50, ma, a mio modo di vedere, il vero protagonista della giornata è stato Mario Paglionico. Non dev’essere stato facile lottare con il fango degli ultimi tre chilometri, pesticciato da oltre quattrocento concorrenti ed allentato dal nubifragio che, impietosamente, si è abbattuto proprio sui runners che faticano di più, coloro che viaggiano oltre i sei minuti per chilometro già in pianura… figurarsi quando la strada sale… E dev’essere stato davvero impegnativo lottare con i propri settant’anni e la voglia di ritornare a casa integro, senza soffrire per via di una gara che, tutto sommato, ci si poteva pure risparmiare. Onestamente, ho aspettato Mario per oltre mezz’ora ed ero quasi sicuro di vederlo arrivare sconvolto e contrariato, come spesso accade a tutti noi nelle competizioni in cui qualcosa va storto, ma il nostro eroe di giornata mi ha stupito, arrivando felice di aver migliorato il tempo dell’anno precedente, nonostante tutte le avversità. Quintultimo, ma contento di aver dimostrato a tutti di aver avuto il coraggio di arrivare in fondo: un esempio per tutti!

sabato 4 maggio 2013

Grande successo di partecipazione per la “2^ Corri per Aulla”

La seconda edizione della “Corri per Aulla – Trofeo Avis” è stata caratterizzata da un’abbondante pioggia che, comunque, non ha scoraggiato i quasi centocinquanta atleti (tra cui un folto gruppo di temerari parmensi) che hanno sfidato sia l'inclemente meteo che i propri avversari, lottando sul percorso da oltre dieci chilometri, ricavato tra le vie del centro città colpite dall'alluvione del 2011. La gara, organizzata da Avis Aulla in collaborazione con l’A.S.D. Golfo Dei Poeti, ha visto il trionfo del campione locale Enrico Fantasia (GP Parco Alpi Apuane) che ha preceduto all'arrivo Fausto Dotti (Atletica Favaro) e Emanuel Marangone, mentre la competizione femminile ha visto il successo di Sara Nucera (GS Golfo Dei Poeti), seguita da Ewa Kobryn (Arci Favaro) e da Marta Filippi (M.D.S. Sassuolo). I veri eroi della serata sono però stati i giovani corridori che si sono esibiti sotto un vero e proprio nubifragio sulla distanza dei cinquecento metri: al di là delle vittorie di Riccardo Petriccioli nella categoria B e del promettente Simone Ferdani tra i più piccoli (l'atleta più giovane, unico iscritto nella categoria A), la menzione d’onore va anche agli altri due protagonisti della competizione, ovvero Samba Khadim e Simone Jaques. A termine delle fatiche sportive, gli atleti si sono potuti rifocillare al buffet offerto da Avis Aulla e dall'Amministrazione Comunale, per poi recarsi tutti in sala consiliare per le premiazioni di rito. Gli organizzatori, nel confermare l’appuntamento podistico anche per l’anno prossimo, ringraziano tutti coloro che hanno collaborato alla perfetta riuscita dell’evento, ossia il Comune di Aulla, la Pro Loco Aldo Ruffini, il SER Protezione Civile, i Vigili Urbani, la Pubblica Assistenza, l'associazione cronometristi, i negozianti di Aulla, l’A.S.D. Golfo Dei Poeti e tutti coloro che hanno aiutato nell'allestimento della manifestazione.

sabato 27 aprile 2013

Tre anni e mezzo sono troppi o sono pochi?

Torno su una vicenda spinosa, perché ho una domanda che mi attanaglia da qualche giorno e mi fa piacere confrontarmi sulla questione con qualche altro runner. E’ uscita la sentenza di condanna di primo grado per il caso-Schwazer e, come molti di voi sanno, il marciatore altoatesino è stato squalificato fino a gennaio 2016 per il famoso pasticciaccio dell’Epo turca. Una sanzione pesante, ma che non precluderà all’atleta la partecipazione ai prossimi Giochi Olimpici di Rio, come il presidente Fidal Arese aveva auspicato immediatamente dopo l’apertura del famoso frigorifero della vergogna. Peraltro, nelle prime dichiarazioni, Schwazer aveva affermato di voler ritirarsi dall’agonismo e, per rafforzare quest’immagine, si era iscritto all’Università di Innsbruck ed era sparito dalla luce dei riflettori: toni decisamente opposti rispetto a quelli che hanno caratterizzato la prima conferenza stampa post-squalifica, in cui si ventila l’ipotesi di uno sconto di pena perché, in fondo in fondo, l’atleta ha collaborato – un po’ a modo suo, ad onor del vero – e perché, in casi simili, le sanzioni sono state inferiori. Non sappiamo come andrà a finire, ma io mi sono fatto un’idea: tre anni e mezzo sono una squalifica giusta. Se Schwazer vorrà tornare, gli sarà consentito, e si porterà dietro tutto il bagaglio di sospetti che ne deriverà: la Federazione gli ha già dato il via libera e, con ciò, ha implicitamente ammesso una sorta di non totale innocenza nell’intricata vicenda. L’uomo non ha bisogno di ulteriori agevolazioni perché, nonostante quello che è successo, è una persona forte: non si marcia per ore e ore in qualsiasi condizione meteorologica se non si ha un carattere d’acciaio e non ci si riprende da uno scandalo così grande in pochi mesi se non si crede in se stessi, in maniera totale ed incondizionata. Sono convinto che Schwazer tornerà, e con lui si ravviverà l’interesse intorno al nostro sport, con qualche polemica (perché no?), ma con grande gioia di tutti noi che vorremmo che l’atletica sia sempre nella prima pagina dei giornali. Ma, nel frattempo, visto il modo in cui viene amministrata la giustizia sportiva e considerato il trattamento che è stato riservato a questa specifica vicenda, ritengo che tre anni e mezzo siano una sanzione corretta.

martedì 23 aprile 2013

Sport individuale o sport di squadra?

Venerdì scorso ricevo una telefonata inaspettata: “Davide, ti volevo dire che domenica prossima correrò con te!”. La voce era di Paolo, che è notoriamente più veloce di me, ma che evidentemente aveva intenzione di farmi compagnia durante la Stracarrara. Lo informo immediatamente che non riuscirò ad andare ad una velocità inferiore ai quattro minuti al chilometro, ma la risposta è netta ed inequivocabile: “Va benissimo!”. In realtà, gli amici sulla linea di partenza davanti allo Stadio dei Marmi non mi mancherebbero: c’è tutto il gruppetto che corre a quell’andatura, però oggettivamente la presenza di Paolo è assai rassicurante perché so che non mi abbandonerà, neppure se lo spronerò a farlo. Al via, partiamo ad un ritmo scoppiettante per chiarire immediatamente che oggi non si scherza. Superiamo l’ottimo Claudio Cevasco, Stefano Taddeo e Fabrizio Di Lallo, veniamo affiancati da Luca Gritti e da Federico Molineri e capiamo subito che stiamo andando troppo veloci. Piccolo rallentamento: Luca va via e Molineri resta con noi, ci raggiungono Federico Faggioni e Angelo Salvetti, che hanno iniziato più blandamente e sono in progressione, ma decidono di affiancarsi a noi per qualche centinaio di metri. A questo punto, la regia di Paolo diventa fondamentale, ma fuoriescono anche le singole personalità. Il buon Faggioni rimarrebbe in nostra compagnia, ma è nettamente più veloce di noi e viene invitato ad accelerare: giustamente non si fa pregare, allunga e chiuderà sotto i quaranta minuti, lasciandomi il rimpianto di non averlo citato tra i migliori corridori in gara nell’ultimo Vivicittà. E’ un individualista, come pure l’altro Federico del nostro gruppetto, che però si comporterà in modo diametralmente opposto, cercando di rimanere un paio di metri davanti a noi, per poi finire risucchiato nel finale. A me, la compagnia non dispiace, perché Paolo mi sprona continuamente ed Angelo mi fa da metronomo, permettendomi di chiudere appena sotto i quarantuno minuti, relativamente in media con il progetto iniziale. Sono abbastanza soddisfatto, anche se mi permane un dubbio che cercherò di risolvere al prossimo “diecimila”: è stato un risultato ottenuto grazie ai miei compagni di squadra o l’ho fatto con le mie gambe?

giovedì 18 aprile 2013

Un gesto senza senso

Il pensiero è subito andato a chi, negli anni scorsi, ha corso a Boston: Marco Butti, Andrea Toni, Gianni Moggia e tutti coloro che possono ritenersi fortunati pensando di non aver vissuto in prima persona l’attentato che ha sconvolto l’edizione del 2013 della maratona più antica al mondo. Poi la mente è andata a ripercorrere fatti e coincidenze che solo una persona cervellotica come me può collegare: chissà se il bombarolo che ha agito lunedì scorso aveva, in realtà, come obiettivo la maratona di New York in programma cinque mesi fa e che è stata annullata all’ultimo momento causando tante proteste ma, forse, salvando parecchie vite. E meno male che nessuno ha preso di mira Parigi ed i miei amici che erano laggiù solamente otto giorni prima delle esplosioni americane. Poi, consultando i social networks, scopro che conosco uno dei ventisettemila maratoneti che hanno evitato la carneficina: tanta paura, una sacca con qualche effetto personale sparita nella confusione ed una pessima esperienza da non raccontare. Una brutta pagina per il nostro sport, colpito nel vivo nella regina delle manifestazioni, con un bilancio che parla anche e soprattutto di vittime tanto scontate quanto evitabili, ovvero di bambini, mogli ed amici che stavano aspettando i propri cari sulla finish line. I comunicati ufficiali, che forse erano stati preconfezionati pensando ad una qualsiasi azione terroristica contro qualsivoglia obiettivo, sottolineano come si sia trattato di un “gesto senza senso”: quando, a casa mia, si è cominciato a percepire il pericolo di accompagnarmi nella mia avventura nel mondo dei quarantadue chilometri, ho realizzato che queste tre parole sono drammaticamente vere.